close x

Giardino Corsini

La facciata di uno dei palazzi lungo quello che era noto come il Prato di Ognissanti nasconde uno dei giardini più affascinanti di Firenze. Nel 1591 Alessandro Acciaiuoli, acquistato un terreno sul Prato d’Ognissanti, chiese a Bernardo Buontalenti di progettare un “casino di delizie” con un grande giardino. Buontalenti realizzò il complesso impianto idraulico per condurre l’acqua alle fontane, con i tracciati per i percorsi delimitati da rare e sontuose spalliere di cedri, la loggia e le grandi finestre inginocchiate, che anche oggi vediamo. Ai tempi vi erano nel giardino le famose “quattro stagioni” che si trovano ora ai due capi del ponte Santa Trinita: l’Estate e l’Autunno di Giovanni Caccini, la Primavera di Pietro Francavilla e l’Inverno di Cristofano Stati. Un’altra importante scultura fece parte dell’arredo del giardino Acciaiuoli, il Bacco del Giambologna, oggi al Bargello.

Acquistata la proprietà nel 1620 da Filippo e Maddalena Corsini dopo il fallimento degli Acciaiuoli, questi diedero l’incarico di completare il casino a Gherardo Silvani che intervenne anche sull’assetto del giardino. L’opera del Silvani si intuisce in alcuni particolari degli ambienti terreni, quali le decorazioni nelle modanature architettoniche. È nella parte del giardino all’italiana comunque, delimitato dalle grandi limonaie, con le aiuole geometriche dal raffinato disegno, le siepi di bosso, le conche dei limoni e il viale centrale con le statue, che si manifesta chiaramente il gusto barocco dell’architetto, la sua propensione alla scenografia. Per aumentare l’impressione di maggiore lunghezza e profondità del viale l’architetto usò l’artificio di porre le statue e i rispettivi piedistalli ad altezze via via degradanti, ponendo il punto di vista principale dal loggiato posteriore dell’edificio verso via della Scala, come dimostrano il putto e i due leoni, al di sopra del cancello e dei pilastri laterali rivolti verso l’interno.

Nel 1834 questa residenza viene destinata ad abitazione di don Neri Corsini e di sua moglie, i quali commissionarono lavori sia di carattere architettonico che decorativo. Negli stessi anni anche il giardino subisce delle modifiche in chiave romantica: si creano dei boschetti, una montagnola e un laghetto, una trasformazione che è ancora oggi leggibile nelle due masse boscose che chiudono come quinte verdi il giardino. Più recentemente il giardino con la sua fioritura primaverile di cisto rosa e rosso, di lavanda, rose, peonie e ciliegi da fiore, è stato oggetto di un intervento di sistemazione da parte di Oliva di Collobiano.

  • Facebook