Artigianato e Palazzo | Raccolta fondi “Giambologna e la Fata Morgana”
La Mostra ARTIGIANATO E PALAZZO botteghe artigiane e loro committenze è nata nel 1995, da un’idea di Neri Torrigiani e promossa dalla principessa Giorgiana Corsini, principalmente per rivalutare e rinquadrare ai giorni nostri la figura dell’artigiano e del suo lavoro, considerandolo alta espressione di qualità e di tecnica, legato sì alla committenza, ma insistendo sull’idea di un artigianato per sua natura “moderno”, senza con questo dimenticare l’elemento fondamentale della tradizione.
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Raccolta fondi “Giambologna e la Fata Morgana”

“ARTIGIANATO E PALAZZO:
GIAMBOLOGNA E LA FATA MORGANA”

L’INIZIATIVA APERTA FINO AL 31 DICEMBRE 2020

In occasione della XXVI edizione di ARTIGIANATO E PALAZZO (17-20 settembre 2020) ha preso vita GIAMBOLOGNA E LA FATA MORGANA, la nuova campagna di raccolta fondi a favore del patrimonio culturale, rivolta a privati ed aziende.

La campagna 2020 riguarda “un curioso complesso cinquecentesco, la “Fonte della Fata Morgana”, esempio particolarissimo di architettura da giardino, a metà tra la tipologia del ninfeo e quella del grotto, che al suo interno custodiva la statua marmorea della Fata Morgana scolpita da un giovanissimo Giambologna”.

 

All’inizio l’obiettivo della raccolta fondi era quello di riprodurre artigianalmente la statua della Fata Morgana, da ricollocare nel luogo per cui era stata pensata; ma successivamente è stato deciso di restaurare l’intero complesso della “Fonte della Fata Morgana” – conosciuto dai locali anche come “Casina delle Fate” – voluto da Bernardo Vecchietti nella seconda metà del Cinquecento all’interno del parco della Villa Il Riposo, sua residenza estiva immersa nel Chianti ai piedi del colle di Fattucchia.

L’edificio si distingue per l’intonaco esterno a finti mattoni rosa, che contrasta con la bianca pietra alberese “bugnata” posta a ornamento di porte e finestre così da creare un’atmosfera fiabesca e suggestiva. Il pavimento interno è costituito da un mosaico di piccoli sassolini bianchi e neri che, sulla soglia, compongono la scritta “Fata Morgana”.

Donata alcuni decenni fa dalla famiglia Morrocchi al Comune di Bagno a Ripoli, la “Fonte della Fata Morgana” necessita di un urgente intervento di restauro.

 

Foto di Clara Vannucci

 

La realizzazione della copia è stata affidata al restauratore specializzato in restauri di Beni Culturali Filippo Tattini che ha riprodotto la statua del Giambologna attraverso un lavoro complesso manuale con l’aiuto di tecnologie modernissime.

 

 

La copia, fedele alle misure originali (cm. 99 x 45 x 68), è stata realizzata utilizzando una miscela di leganti idraulici ed inerti – quali polveri e pigmenti – ed è stata esposta nei giorni della Mostra nella Sala da Ballo di Palazzo Corsini, prima di essere ricollocata nel luogo per cui è stata ideata.

 

COME CONTRIBUIRE
ALLA RACCOLTA FONDI

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Le donazioni per “GIAMBOLOGNA E LA FATA MORGANA”
potranno essere effettuate tramite bonifico o Paypal
entro il 31 dicembre 2020

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BONIFICO BANCARIO

 

c/c n. 50459100000004030 dell’ASSOCIAZIONE GIARDINO CORSINI
c/o Intesa Sanpaolo Spa – Agenzia 8 / Via il Prato, Firenze
IBAN: IT09 K030 6902 9921 0000 0004 030
SWIFT:BCITITMMXXX
Causale: GIAMBOLOGNA E LA FATA MORGANA

 

CARTA DI CREDITO

È possibile dare un contributo utilizzando la carta di credito attraverso PayPal

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Partecipando alla campagna di raccolta fondi “GIAMBOLOGNA E LA FATA MORGANA” i donatori diventeranno parte attiva della storia di ARTIGIANATO E PALAZZO.

 

L’iniziativa è aperta a tutti, la si potrà sostenere con qualunque cifra.

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LA FONTE DELLA FATA MORGANA 

 

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I VECCHIETTI E LA VILLA IL RIPOSO

I Vecchietti – ricordati anche da Dante Alighieri (Paradiso XV, 115-117) – furono una delle più antiche ed importanti famiglie fiorentine nel medioevo. Inurbati almeno dal XII secolo, erano di parte guelfa e furono sconfitti a Montaperti.
Nel 1578 Bernardo Vecchietti (1514-1590) – collezionista e mecenate vicino alla corte medicea nonché proprietario dell’omonimo grande palazzo nel centro di Firenze – fu il primo protettore a Firenze di Giambologna (Douai 1529 – Firenze 1608), allora giovane scultore fiammingo poco conosciuto che ospitò e introdusse alla corte di Francesco I: una lapide sul palazzo ricorda il mecenatismo della famiglia ed il sostegno all’artista che divenne, nella seconda metà del secolo, il più importante scultore attivo a Firenze.
A lui, ancora agli esordi, Bernardo Vecchietti affida il progetto della “Fonte della Fata Morgana” e dei relativi apparati decorativi. L’artista scolpì la statua marmorea della “Fata Morgana”, collocata all’interno della fonte intorno al 1572. L’opera fu poi venduta nel 1768 ad un antiquario inglese dall’allora direttore degli Uffizi perché ritenuta di poco pregio; portata oltre Manica nel 1775 è oggi parte di una collezione privata inglese.
Sempre Bernardo Vecchietti affidò poi al Giambologna nel 1578 l’ammodernamento del proprio palazzo, nell’omonima via di Firenze, per il quale l’artista realizzò in bronzo il Satiro porta-bandiera, noto come “Diavolino”, oggi conservato nel terrazzo di Saturno in Palazzo Vecchio.

La villa “Il Riposo” fu edificata nella seconda metà del Cinquecento nel luogo dove già nel 1427 esisteva una “casa da signore”; realizzandola Bernardo Vecchietti intervenne anche sulla campagna circostante – forse ispirandosi ai parchi delle ville medicee come quella di Pratolino – distribuendovi manufatti dedicati al culto, alla caccia o allo svago.

 

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IL PICCOLO COMPLESSO MONUMENTALE

Tra questi spicca il complesso monumentale la “Fonte della Fata Morgana” dove, tra fonti di acqua zampillanti il Vecchietti e i suoi ospiti si riparavano dal caldo nelle giornate più torride, discorrendo amabilmente e compiacendosi delle bellezze del luogo e delle opere che le adornavano.
Gli storici dell’arte che hanno maggiormente studiato il periodo ritengono che il Giambologna abbia contribuito alla progettazione del “Riposo” e della Fonte che fu costruita tra il 1573 e 1574 su una sorgente che si trovava nelle proprietà che circondavano la villa che già Raffaello Borghini descrive nel suo libro del 1584 intitolato Il Riposo.

L’edificio si sviluppa a “L” su un’area di dimensioni limitate, costruito come una quinta teatrale con due prospetti contigui. L’ingresso e le finestre sono rifinite in pietra alberese e pietra serena; gli architravi hanno i timpani a conci sbozzati a rustico, simili a clave – o a code di ermellino, a ricordare lo stemma dei Vecchietti, secondo alcuni – che danno alla facciata un movimento ascensionale. A terra, invece, il pavimento è formato da un mosaico i cui sassolini formano la scritta “Fata Morgana”. Sulla sinistra si trova un tabernacolo cinquecentesco in pietra serena che conteneva l’affresco di Santi di Tito “Gesù e la samaritana al pozzo” andato disperso.

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Foto di Clara Vannucci

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LA FONTANA

All’interno vi è una fontana costituita da una conca in pietra serena, sostenuta da un basamento grezzo la cui forma zoomorfa ricorda la coda di una sirena. L’acqua che tracima dal catino in pietra, cade a cascata nella vasca esagonale sottostante, al cui centro si trova il basamento in mattoni che sosteneva la statua della Fata Morgana (cm. 99 x 45 x 68): “una bellissima donzella ignuda di marmo fatta da Giambologna in atto d’uscir d’un antro, et una mano si pone al delicato petto, e l’altra sostiene una conca marina da cui innalzandosi ricade nel vaso l’acqua, che ariento vivo sembra”.

Ai lati della fontana, due portali simmetrici completano la scenografia. Da quello di sinistra si accede, tramite una piccola scala, al livello superiore dove esistono dei piccoli ambienti, uno dei quali era destinato a cucina.
Tutto l’insieme sembra creato per stupire lo spettatore con un senso magico e fantastico espresso dagli elementi decorativi e architettonici della fonte e accresciuto dal fascino della campagna circostante, che avvolge il Ninfeo in una atmosfera quasi irreale.

È una storia intrigante quella della “Fonte della Fata Morgana”: la sua acqua, infatti, grazie anche alla fama di Morgana, seducente maga guaritrice, sembra avere virtù ringiovanenti e proprietà miracolose; altri invece raccontano di aver visto qui strane presenze di giovani e bellissime donne, ninfe e fate che scomparivano così misteriosamente come erano apparse.

 

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Foto di Clara Vannucci

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LA STATUA DELLA FATA MORGANA

La statua della Fata Morgana dalla vendita del 1768 è passata di mano in mano (ed è a tutt’oggi proprietà di collezionisti privati inglesi) fino a riapparire magicamente a un’asta di Christie’s nel 1989, quando fu riconosciuta da illustri studiosi e storici dell’arte come la perduta statua del famoso ninfeo del Giambologna ed è per poco tempo tornata a Firenze, grazie all’intercessione di Patricia Wengraf Ltd. Una volta in occasione della mostra Magnificenza alla corte dei Medici. Arte a Firenze alla fine del Cinquecento (Museo degli Argenti di Palazzo Pitti, 24 settembre 1997 – 06 gennaio 1998) – l’altra per Il Cinquecento a Firenze. Tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna (Palazzo Strozzi, 21 settembre 2017 – 21 gennaio 2018).

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Giambologna, Fata Morgana, 1572, collezione privata. Foto Arrigo Coppitz

Dal diario dell’alchimista Friedrich von Leben
redatto nel corso del suo viaggio in Italia svolto negli anni tra 1779 e 1786

Io preferiva allontanarmi nel segreto del giardino, dove in lontananza cominciavo a scorgere un casotto di color rosato con dettagli di bianca pietra, che invitava a scoprirne le fattezze. Giunto che fui più da presso alla costruzione vidi incredibilmente comparire alcune donne di bianco vestite che mi invitavano a entrare et stare attorno a una fonte, ove queste donne mi ballavano intorno porgendomi da bere acqua appena sgorgata direttamente dalle loro mani. Per terra un mosaico chiamava il posto Fata Morgana, guardandomi intorno ammiravo gli architravi sbozzati et simili a imponenti clavi et un tabernacolo cui le donne, sempre danzanti attorno a me, non mi facevano avvicinare.

Sola cosa concessami era di appressarmi alla fonte et alla grande statua che la sovrastava, da lì l’acqua tracimava da una vasca di pietra in un catino esagonale sovrastato dalla Fata.
Ai lati da due portali andavano et venivano le donne bianche fino a che non caddi svenuto al centro di detto luogo. Ivi mi destai molto dopo l’alba, ormai solo et convinto di aver vissuto un sogno. Per caso il mio sguardo finì nel catino et vidi i miei capelli più scuri et le rughe attorno agli occhi più sottili. Uscendo su un lato della costruzione trovai queste parole:

 

“Io son quella, o Lettor, fata Morgana
che giovin qui ringioveniva altrui
Qui dal Vecchietto, poiché vecchia io fui
ringiovenita colla sua fontana”

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Foto di Clara Vannucci

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ALTRI PROGETTI:

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“MEDUSA FONTE”
NICOLA TOFFOLINI

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A completamento della campagna di raccolta fondi GIAMBOLOGNA E LA FATA MORGANA”, anche quest’anno abbiamo deciso di coinvolgere un giovane ed affermato artista contemporaneo a cui far produrre dieci opere in modo che le donazioni raccolte confluiscano nella raccolta fondi.

È stato dunque Nicola Toffolini – l’artista ha ricevuto la prestigiosa borsa di studio Grant della Pollock Krasner Foundation di New York a riconoscimento ed a sostegno del suo lavoro – a realizzare 10 disegni per il progetto “MEDUSA FONTE”.

I disegni sono stati esposti nei giorni della Mostra nella Sala da Ballo di Palazzo Corsini e raccolti in un catalogo con un testo introduttivo di Antonio Natali, già direttore della Galleria degli Uffizi.

Chi fosse interessato a una donazione per una delle opere può contattare Neri Torrigiani: neri.torrigiani@torrigiani.com.

 

I dieci disegni sono ispirati alle opere del Giambologna sottratte nei secoli all’edificio della Fonte della Fata Morgana” e andate disperse: in primis il “mascherone” di Medusa – originariamente collocato nella nicchia esterna dalla quale i viandanti potevano approvvigionarsi dell’acqua – ma anche il “mostaccio di gatto” da cui zampillava l’acqua, lo stemma della famiglia Medici con relativo Toson d’Oro del Granduca Cosimo I di Toscana e il sole del “trigramma” di San Bernardino da Siena (la scelta del Santo è chiaramente legata al nome del committente Bernardo Vecchietti).

 

 

 

 

Il nostro auspicio è quello poi di poter realizzare, nella grandezza originale la “nuova” immagine di Medusa tra quelle realizzate da Toffolini – e selezionata da una apposita Giuriaper collocarla là dove era stata pensata per accogliere e rinfrescare i viandanti di questo angolo di campagna toscana”.

PAOLO PENKO
IL BRACCIALE DELLA FATA MORGANA

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Infine, a sostegno della campagna di raccolta fondiGIAMBOLOGNA E LA FATA MORGANA”, il Maestro orafo Paolo Penko – insieme ai figli Alessandro e Riccardo – ha realizzato a mano, secondo le antiche tecniche della tradizione orafa fiorentina, dei gioielli unici in edizione limitata che riproduce il bracciale a fascia scolpito sul braccio della Fata Morgana il cui ricavato andrà ad arricchire la raccolta fondi.

Chi fosse interessato a una donazione per uno dei bracciali può richiederlo direttamente a: info@paolopenko.com.