Artigianato e Palazzo | Raccolta fondi
La Mostra ARTIGIANATO E PALAZZO botteghe artigiane e loro committenze è nata nel 1995, da un’idea di Neri Torrigiani e promossa dalla principessa Giorgiana Corsini, principalmente per rivalutare e rinquadrare ai giorni nostri la figura dell’artigiano e del suo lavoro, considerandolo alta espressione di qualità e di tecnica, legato sì alla committenza, ma insistendo sull’idea di un artigianato per sua natura “moderno”, senza con questo dimenticare l’elemento fondamentale della tradizione.
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Raccolta fondi

“ARTIGIANATO E PALAZZO: MEMORIE DI RUSSIA A FIRENZE”

UN OMAGGIO ALLA IDENTITÀ MULTICULTURALE DELLA CITTÀ
ED AL SUO STORICO LEGAME CON LA COMUNITÀ RUSSA

Prosegue l’iniziativa di una “raccolta fondi a favore del patrimonio culturale fiorentino” rivolta a privati ed azienda che, nel 2018, ha riguardato la riapertura del Museo della Manifattura Richard Ginori di Doccia.

 

“Per la 25° edizione vogliamo rendere omaggio all’identità multiculturale e internazionale della nostra città con una sfida mecenatesca dove storia e modernità si fondono, spiegano Giorgiana Corsini e Neri Torrigiani.

 

La campagna “ARTIGIANATO E PALAZZO: MEMORIE DI RUSSIA A FIRENZE” sarà volta al recupero e alla conservazione di alcune straordinarie opere d’arte, testimoni del legame culturale tra Firenze e la comunità russa che, nel corso dell’800 fino ai primi del ‘900, ha arricchito la città di residenze, chiese ed importanti collezioni.

 

 

Photo:Alessandro Moggi

RESTAURO E CONSERVAZIONE

 

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Obiettivo da raggiungere: 308.000 euro

 

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Il ricavato dell’iniziativa sarà destinato ad urgenti interventi di restauro e conservazione a favore di:

 

  1. L’EMICICLO DELCIMITERO EVANGELICO AGLI ALLORI

aperto il 26 febbraio 1878 al fine di custodire le spoglie dei defunti appartenenti alle comunità non cattoliche. Nato come cimitero protestante su progetto dell’architetto Giuseppe Boccini – lo stesso che ha realizzato con Michail Preobrazenskij la Chiesa Russa Ortodossa di Firenze – appartiene a sei Chiese evangeliche fiorentine, sebbene sin dalla sua fondazione abbia accolto defunti di tutte le religioni, compresi molti esponenti della comunità russa.

Il cimitero monumentale raccoglie le spoglie di artisti, pittori e scultori, scrittori e collezionisti d’arte provenienti da tutto il mondo: Frederick Stibbert, Henry Percy Horne, Charles Loeser, Olga Basilewskij, Arnold Böcklin, Lysine de Pilar Pilhau Rucellai, Roberto Longhi, sir John Pope-Hennessy, sir Harold Acton, padre Vladimir Levickij, Nina Harkevič, Maria Olsufieva Michahelles, Thayaht, Anna Banti, Oriana Fallaci, Adriana Pincherle. (Firenze, via Senese 184).

 

Preventivo per l’intervento totale di restauro e conservazione: 274.000 euro

 

Photo:Alessandro Moggi

  1. I CAPOLAVORI DELLA COLLEZIONE DEMIDOFF CONSERVATI AL MUSEO STIBBERT

oggetti straordinari come il grande tavolo in malachite ornato di bronzi dorati, i camini in pietre dure e i candelieri acquistati da Frederick Stibbert dai Demidoff, i ricchissimi principi russi proprietari di miniere di malachite che vissero a lungo a Firenze, acquistando tra l’altro dai Savoia, nel 1872, la tenuta di Pratolino. (Firenze, via Federico Stibbert, 26)

 

Preventivo per l’intervento totale di restauro e conservazione: 4.300 euro.

 

Photo:Alessandro Moggi

  1. IL COMPLETAMENTO DEI RESTAURI DELLA CHIESA DELLA NATIVITÀ DI NOSTRO SIGNORE GESÙ E SAN NICOLA TAUMATURGO

costruita tra il 1899 e il 1903 per volere della granduchessa Marija Nicolajevna, figlia dello zar Nicola I.

Gli interventi riguarderanno in particolare le icone di S. Andrea e di S. Giovanni il Teologo, l’affresco dell’Annunciazione nel nartece e il portone in ferro d’ingresso, opera delle Officine Michelucci.

Monumento unico in Europa, la Chiesa della Natività costituisce un prezioso e raro esempio di collaborazione tra alcuni dei migliori artisti e artigiani russi e italiani. Se infatti le pitture murali e le icone che adornano l’interno della Chiesa sono di artisti russi, alcuni lavori murari, gli intagli e le decorazioni in maiolica sono opera di maestranze italiane.

Il pregevole portale a due battenti che conduce alla chiesa superiore è finemente lavorato in legno di noce, con storie dell’Antico Testamento ed è opera di uno degli intagliatori più celebri di metà Ottocento, Rinaldo Barbetti. Le maioliche della Manifattura Cantagalli decorano l’esterno della chiesa con le caratteristiche “squame” in maiolica policroma delle cupole e le alte fasce marcapiano sulla facciata principale. La struttura in ferro delle croci e l’elaborata cancellata che delimita l’area della costruzione, ornata da aquile imperiali e dal giglio fiorentino a sancire la collaborazione artistica russo-italiana, è opera invece delle Fonderie Michelucci di Pistoia. La Chiesa Ortodossa Russa rappresenta una delle più alte manifestazioni della presenza russa nel capoluogo toscano ed è un monumento storico, sottoposto alla tutela della Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico e Artistico della città di Firenze a cui compete l’Alta Sorveglianza e la Direzione Artistica dei lavori di restauro conservativo del complesso architettonico. (Firenze, via Leone X, 8)

 

Preventivo per l’intervento totale di restauro e conservazione: 30.000 euro

 

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Photo:Alessandro Moggi

RACCOLTA FONDI 

 

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Ripercorrendo le tracce lasciate dalla cosiddetta “colonia russa”, la campagna internazionale di raccolta fondi “ARTIGIANATO E PALAZZO: MEMORIE DI RUSSIA A FIRENZE” servirà a rinnovare i legami tra la comunità fiorentina e la Russia. Ma anche, come sempre, a promuovere la grande tradizione artigiana fiorentina ed i suoi nuovi protagonisti di talento.

 

L’obiettivo è raggiungere oltre 308.000 euro per sostenere urgenti interventi di restauro e conservazione a favore dei capolavori della Collezione Demidoff conservati al Museo Stibbert; dell’Emiciclo del Cimitero Evangelico agli Allori; e per il completamento dei restauri della Chiesa della Natività di Nostro Signore Gesù e San Nicola Taumaturgo (le icone di S. Andrea e di S. Giovanni il Teologo, il portone in ferro di ingresso delle officine Michelucci, l’affresco dell’Annunciazione nel nartece).

 

Partecipando alla campagna i donatori diventeranno parte attiva della storia di ARTIGIANATO E PALAZZO, ma anche di Firenze, poiché i loro nomi rimarranno iscritti in questi importanti luoghi della memoria, testimoni della storia fiorentina e dei profondi scambi culturali della Città con la comunità russa.

L’iniziativa “ARTIGIANATO E PALAZZO: MEMORIE DI RUSSIA A FIRENZE” è aperta a tutti, la si potrà sostenere con qualunque cifra.

 

I sostenitori riceveranno diverse ricompense in base alla donazione effettuata: cocktail di anteprima della mostra ARTIGIANATO E PALAZZO, incontri esclusivi, aperture di Palazzi privati storici fiorentini, visite guidate nei Musei della Città ed a luoghi di solito non accessibili, poltrone di platea al prossimo Maggio Musicale Fiorentino, cappelli di paglia eseguiti a mano dalle aziende del Consorzio il Cappello di Firenze ed ispirati ai grandi personaggi della letteratura russa, sculture dell’artista Simafra e molto altro ancora.

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COME CONTRIBUIRE ALLA RACCOLTA FONDI

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Le donazioni per “MEMORIE DI RUSSIA A FIRENZE”
potranno essere effettuate  fino al 31 maggio tramite bonifico
o Paypal e direttamente nei giorni della Mostra

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BONIFICO BANCARIO

 

c/c n. 50459100000004030 dell’ASSOCIAZIONE GIARDINO CORSINI
c/o Cassa di Risparmio di Firenze – Agenzia 8 / via il Prato, Firenze
IBAN: IT09 K030 6902 9921 0000 0004 030
BIC BCITITMM
Causale: MEMORIE DI RUSSIA A FIRENZE

 

CARTA DI CREDITO

È possibile dare un contributo utilizzando la carta di credito attraverso PayPal

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ALTRI PROGETTI:
SIMAFRA E IL CONSORZIO IL CAPPELLO DI FIRENZE

 

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Gli organizzatori di ARTIGIANATO E PALAZZO Giorgiana Corsini e Neri Torrigiani  hanno deciso di produrre alcune sculture del giovane artista fiorentino Riccardo Prosperi – aka “Simafra” – e le donazioni che si raccoglieranno per queste opere confluiranno nel progetto di raccolta fondi: dieci pezzi unici numerati, presentati in un apposito Catalogo, con un testo introduttivo di Natalia Parenko, direttrice della sede fiorentina dell’Accademia di Belle Arti di San Pietroburgo.

 

Nello specifico il progetto MADRE/TERRA si compone di 10 sculture di diametro variabile (indicativamente dai 25 ai 50 cm.) che trasformano l’idea della folkloristica matrioska russa in globi terrestri concentrici in cui le “ere geologiche” sono rappresentate da materiali realmente rintracciabili nelle miniere siberiane: oro, malachite, diamanti, carbon fossile, gas.

Una versione monumentale della scultura accoglierà i visitatori al centro di Giardino Corsini. L’installazione di Simafra, una sfera di 4 metri di diametro, verrà realizzata con materiale di uso edilizio e resa esternamente luminosa con l’utilizzo della foglia d’oro di Manetti Battiloro.

 

Inoltre gli organizzatori hanno proposto al consorzio Il Cappello di Firenze – composto dalle migliori aziende che da sempre nel territorio di Signa lavorano la paglia e gli altri materiali tipici – di produrre una speciale collezione ispirata ai grandi personaggi reali ed immaginari del mondo russo. Le donazioni che si raccoglieranno in Mostra saranno devolute al progetto di raccolta fondi “ARTIGIANATO E PALAZZO: MEMORIE DI RUSSIA A FIRENZE”.

 

 

Alcuni dei cappelli che saranno realizzati: tra Ottocento e Novecento…

Caterina II di Russia “la Grande” – George Balanchine (Georgij Melitonovič Balančivadze) – Pëtr Il’ič Čajkovskij – Marc Chagall – Nicola II di Russia e sua moglie Aleksandra Fëdorovna Romanova – Sergej Djagilev  – Fyodor Dostoevskij – Wassily Kandinsky – Vaclav Nižinskij – Aleksandr Pushkin – Rasputin – Igor Stravinsky – Leon Tolstoj

Cappello ispirato ad Aleksandra Fëdorovna Romanova, cappellificio Marzi

 

Contemporanei

Mikhail Baryshnikov – Youri Gagarin – Milla Jovovich – Mstislav Leopol’dovič Rostropovič – Rudolf Nureyev – Natalia Vodianova – Maria Sharapova

 

Di fantasia

“Lolita” di Nabokov – “Anna Karenina” di Tolstoj – “La dama di picche” di Puškin – “dottor Bomgard” di Bulgakov – “Boris Godunove “Kovancina” di Musorgskij“La dama di picche” e “Evgenij Onegin” e Undina” di ČajkovskijBaba Jaga

 

Cappello ispirato ad Anna Karenina, Cappellificio Marzi

I RUSSI A FIRENZE

 

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L’arte, la società e il clima mite di Firenze e della Toscana fin dall’inizio dell’Ottocento esercitarono una forte attrattiva sulla comunità russa, che scelse questa città e questa terra non solo come mèta prediletta dei suoi viaggi, ma spesso per lunghi ricorrenti soggiorni o addirittura come propria stabile residenza.

 

I Demidoff, splendidi anfitrioni della società fiorentina nella grandiosa villa di San Donato in Polverosa prima, in quella medicea di Pratolino poi come nelle sale di palazzo Serristori, destinarono grosse somme di danaro per finanziare grandi progetti di alcuni illustri monumenti fiorentini, come la facciata della Cattedrale di Santa Maria del Fiore e quella della Basilica di Santa Croce. Firenze li ricambiò intitolando a loro la piazza affacciata sull’Arno dove fu collocato lo splendido monumento dello scultore neoclassico Lorenzo Bartolini (1777-1850), dedicato dai figli al padre principe Nicola Demidoff, ambasciatore a Firenze dello zar Alessandro I.

 

Personalità artistiche di primo piano come Fëdor Dostoevskij, Pëtr Il’ič Čajkovskij e Lev Tolstoj – che, dopo aver visitato la città in precedenza, pare si sia recato nel 1891 a Firenze per partecipare ad un convegno sulla possibilità di fondere in una le varie chiese cristiane – vi soggiornarono durante i loro viaggi per l’Europa.

Lo stesso fecero tanti altri illustri immigrées: gli scrittori Boris Zajcev, Vasilij Rozanov, Aleksej Tolstoj, Michail Osorgin, i pittori Karl Brjullov, Ivan Ajvazovskij, l’architetto Vasilij Stasov, il poeta simbolista Aleksandr Blok, lo storico dell’arte Pavel Muratov. Mentre in anni più recenti, il poeta Iosif Brodskij ed il regista Andrej Tarkovskij hanno esaltato la città nelle loro opere. Una nutrita comunità di anarchici come Michail Bakunin – cugino di Sofia Besobrasoff, moglie di Angelo de Gubernatis – ed intellettuali esuli di ogni tempo – come il premio Nobel per la Pace Andrej Sacharov che ne ha ricevuto la “Cittadinanza Onoraria” nel 1989 – hanno trovato in Firenze un approdo ed un luogo di elezione.

In poesia Puškin Pëtr Vjazemskij compose nel 1834 una lirica intitolata Florencija che ha come incipit l’esordio della Canzone di Mignon di Goethe: [Conosci tu il paese. Là scorre l’Arno]. La lirica definisce Firenze la “favolosa città di Flora.

Alcuni, come i conti Buturlin e i principi Demidoff, vi si fermarono per il resto della loro vita; molti altri si imparentarono con le più importanti famiglie dell’aristocrazia: Borghese, Corsini, Pandolfini, Pucci, Rucellai…

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FIRENZE VISTA DAI RUSSI
di Michail Talalaj, Accademia Russa delle Scienze

 

Pavel Muratov, che scrisse le più belle pagine russe su Firenze, suggeriva ai suoi conterranei di venire qui proprio in maggio.

Il suo libro Immagini d’Italia, pubblicato un secolo fa, ha insegnato ai russi l’amore per questa città, che rimase anche a distanza, nei lunghi anni sovietici in cui venire qui era impossibile. Ma alla fine il regime crollò e proprio 30 anni fa, in maggio, anche l’autore di queste righe si trovò sulle rive dell’Arno. Dopo il lungo e scuro inverno pietroburghese (a quel tempo leningradese, ma non fa differenza), che è la nostra penitenza per le ‘notti bianche’, vedere l’“aria luminosa” (Muratov) di Firenze era un’autentica, intensa felicità.

A Firenze molte cose si rivelano a un russo per la prima volta.

Il primo viaggio di russi di cui si ha notizia avvenne proprio qui, per il Concilio di Firenze del 1438-1439. E che viaggio fu quello: ecclesiastici in paramenti orientali, con un seguito di duecento (!) persone.

La riunificazione delle Chiese si rivelò effimera, ma le firme degli alti prelati russi sono visibili sulla bolla conclusiva conservata nella Biblioteca Laurenziana.

Proprio nel capoluogo della Toscana giunsero per la prima volta i russi per abitare qui, e non solo per visitare la città; infatti «tutta l’Europa è da guardare, ma l’Italia è fatta per viverci» (Gogol’).

I primi ‘fiorentini russi’ furono nel 1818 i conti Buturlin, che ci hanno lasciato in ricordo il loro stemma in via dei Servi. Seguirono i Demidov, che a quel tempo erano probabilmente la famiglia più ricca della Russia, dopo i Romanov.

Ben presto qui si formò la colonia russa più esclusiva d’Italia.

In nessun’altra città italiana, tra la nobiltà locale, furono altrettanto di moda le fidanzate russe; di conseguenza molte famiglie locali si imparentarono con la Russia.

Grazie alla colonia russa e ai suoi gusti raffinati apparve qui la prima chiesa russa in Italia; in altre città c’erano cappelle, ma la prima vera chiesa fu costruita qui.

Firenze divenne la meta di pittori, scrittori, musicisti, di chi praticava ogni genere di professione artistica. Per questo motivo Firenze ha il primato delle targhe commemorative su cui compaiono nomi russi: Čajkovskij (la sua opera La dama di picche viene definita opera ‘fiorentina’), Dostoevskij, Tarkovskij.

Sulle rive dell’Arno avvenne un felice incontro tra due grandi culture, e per questo sulle porte della chiesa russa i fondatori forgiarono l’immagine dell’unione eterna tra il giglio e l’aquila bicipite.

I FIORENTINI GUARDANO LA RUSSIA
di Lucia Tonini, Università di Pisa

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“Sono arrivati degli inglesi, ma non so se sono dei tedeschi o dei russi!”.

La dimestichezza dei fiorentini con i numerosi stranieri che frequentavano la città mostrava un’attitudine all’accoglienza, pur sobria e guardinga.

I Russi, identificati generalmente come qualcosa di ‘altro’ per le difficoltà della lingua, la provenienza remota, una certa estraneità di costumi, una volta ‘adottati’ dalla città, erano comunque entrati nella sua vita quotidiana, nella sua storia, come nella sua topografia e nei suoi alberi genealogici. Già nel 1439, con curiosità e meraviglia a Firenze avevano osservato il corteo degli inviati al Concilio.

Nel Cinquecento Cosimo I e poi tutta la genealogia medicea fino a Ferdinando II e poi Gian Gastone con astuzia commerciale avevano ricambiato ermellini, zibellini, linci e lontre con cui amavano essere ritratti, con colorati commessi di pietre dure e tessuti di seta e d’oro, merce ambita alla corte dello zar.

Nel XVII secolo le ambascerie venute da lontano, come quelle di Čemadanov e Lichačëv, ospitate a Palazzo Pitti e a Palazzo Vecchio, conservavano agli occhi dei fiorentini un certo esotismo e, come quel lontano corteo religioso, attraevano la curiosità popolare: “andando vestiti alla foggia del loro paese , cioè in modo mezzo barbaro e quasi strano, avevano sempre dietro di loro una moltitudine per osservarli di cui eglino però non si adontavano”.

Nuova frontiera di artisti e architetti ma anche di tutta una schiera artigiani decoratori, scenografi, incisori, orafi nonché cantori e musici anche dalla Toscana, la corte di Pietro il Grande si apriva all’Europa attraverso quella ‘finestra’ descritta nel 1739 dal pisano Francesco Algarotti, mentre l’Accademia del Disegno fiorentina accoglieva nel 1718-19 i primi giovani artisti inviati a formarsi qui. Meno di un secolo dopo gli autoritratti di alcuni di loro, come Orest Kiprenskij o Karl Brjullov, faranno il loro ingresso nel Corridoio Vasariano degli Uffizi, a far parte dell’Olimpo dell’arte europea.

Nell’epoca in cui l’Italia diviene meta privilegiata del Grand Tour, a Firenze le porte di palazzi, di collezioni e botteghe si aprono ai rappresentanti più emancipati dell’aristocrazia petrina in viaggio; l’importante è avere una introduzione presso il Granduca, buone lettere di presentazione e possibilmente un cospicuo capitale da investire in commissioni agli artisti e agli artigiani.

Dal viaggio alla residenza, cosi avviene per i più fiorentini dei russi: i Demidov, che segnano il passaggio verso un nuovo rapporto nell’Ottocento. Nicola aveva nuovamente suscitato meraviglia con le sue collezioni, i modi di vita, le inesauribili commissioni, ma accorcia le distanze stringendo intorno a sé il popolo fiorentino con la sua lauta beneficienza. E poi, sulla stessa linea, Anatolio, che pur la polizia granducale tiene sott’occhio, abbaglia i fiorentini con un gusto ostentato per lo sfarzo.

L’oggetto prezioso, il colore, quello della malachite unita al luccichio dell’oro, le feste, le corse dei cavalli, le vivande e i vini ricercati: il principe alimenta così lo spettacolo del lusso che corrisponde forse all’immagine dei russi che i fiorentini avevano. Parallelamente nel corso del XIX secolo Firenze vede crescere un’altra realtà, che si radica e prende dimora nella città, in una dimensione più quotidiana e sotto il controllo della diplomazia dello zar.

La descrive nei suoi infiniti incroci familiari e sociali Michail Buturlin, figlio di quel Dmitrij che a Firenze aveva trovato all’inizio del XIX secolo terreno fertile per ricostruire in un quieto cenacolo la sua biblioteca, bruciata nell’incendio di Mosca nel 1812.

E da parte fiorentina, nel primo quarto del XIX, una nuova spinta alla conoscenza della realtà russa in Europa dopo la vittoria su Napoleone, muove dalla Toscana i viaggi di Luigi Serristori, Giuseppe Pucci, Giovan Pietro Vieusseux, alla ricerca di nuovi sbocchi commerciali. Un’attenzione che si allarga e si approfondisce sulle pagine dell’”Antologia” e nella Biblioteca del noto Gabinetto. Lì vanno i russi, persino Dostoevskij, a leggere libri e giornali con una libertà che non avevano in patria, e lì vanno poi i fiorentini, nella seconda metà del secolo, a leggere gli straordinari romanzi russi che parlavano di un mondo ormai non più così lontano. Anche ‘romanzi d’amore’ veri e propri aveva portato la Russia nella vita fiorentina: era stata forse Paolina Nencini, innamoratasi di Zachar Chitrovo, a dare inizio alla dinastia russo fiorentina dei Pandolfini.

Avevano seguito le donne di casa Buturlin e poi Lydia Bobrinskij, le sorelle Zinaida e Varvara Naryškin, sposate Pucci e Ridofi, la Druckoj-Sokolinskij con Zucchelli, Maria Kušeleva diventata marchesa Incontri, Sofia Bezobrazova fedele musa di De Gubernatis, Lysina Rucellai che aveva fatto di sé l’icona della misteriosa e affascinante russa agli occhi dei fiorentini, e molte altre, a tutti i livelli sociali, che hanno dato vita a sorprendenti storie d’amore ora custodite per la gran parte nella memoria del cimitero “agli Allori”, alle porte di Firenze.

Le cupole della chiesa russa, la prima in Italia, salutate nella cronaca della “Nazione” dai “caldi voti per la prosperità della colonia russa a Firenze” nel 1903, avevano connotato l’immagine unitaria di questo mondo agli occhi dei fiorentini, identificandolo con la tradizione, prima che l’onda rivoluzionaria portasse qui chi cercava di sfuggirle e trovava rifugio alla loro ombra e presso l’inesauribile generosità di Maria Demidov Abamelek-Lazarev.

Un mondo finiva e lasciava un’immagine di sé fiabesca, rappresentata dal sontuoso kokošnik indossato da Assia Olsuf’ev al suo matrimonio in Santo Spirito nel 1928. Dallo stesso ceppo familiare Firenze riceverà in seguito anche una nuova conoscenza con quanto la letteratura russo-sovietica offriva di meglio, attraverso le traduzioni di Maria Olsuf’eva.

Intanto, negli anni ’30, la città conosceva la musica, la scenografia, il balletto russo con l’aprirsi del “Maggio” e ne rimaneva incantata. L’Orchestra stabile fiorentina veniva diretta da Stravinskij nel 1932 mentre la bacchetta e la penna di Vittorio Gui rivelavano L’anima slava nella musica moderna ai fiorentini e all’Italia tutta.

In considerazione di questo lungo rapporto fra la Russia e Firenze, nell’ultimo dopoguerra il suo Sindaco si sentirà investito dal compito di riaprire un dialogo diretto e civile col Cremlino, accorciando la distanza che si era creata in anni difficili.

A questa tradizione si rivolge l’iniziativa di ARTIGIANATO E PALAZZO, nella difesa di una memoria e per la costruzione di rinnovate occasioni di scambio.