II EDIZIONE
1996

Ars longa vita brevis: Ippocrate ci insegna che la vita è breve e l’arte è lunga da imparare.

Lo sanno gli artigiani, che tutta la vita imparano, anche quando hanno raffinato la loro arte, anche quando la insegnano agli apprendisti. Gli artigiani conoscono il valore del tempo perché il loro lavoro non può prescindere da un uso smodato, quasi lussuoso delle ore.

È il Settecento che segna per la prima volta nella storia dell’uomo l’inizio di un’attività industriale di tipo capitalistico, che si sostituisce alle corporazioni, alle botteghe familiari, ai laboratori. Ma il Settecento illuminista è anche l’epoca della nascita dell’Europa che non si esprime solo come un’idea, ma come strumento di civiltà e di modernità. La nascita dei primi stabilimenti si avvale infatti di tecnici e di artisti scelti senza badare ai confini o alle nazionalità. Il marchese Carlo Ginori ingaggiò un viennese, J. Anreiter, per dare inizio agli esperimenti per la fabbricazione della porcellana con l’argilla italiana; il tedesco Franz Tieffen creò la prima grande tessitura milanese per produrre lane della qualità di quelle olandesi e inglesi.

Firenze è rimasta il simbolo delle arti. Ma non siamo più al tempo dei Medici e delle grandi committenze mecenatesche. L’artigiano è un grande e felice sopravvissuto. Il tempo, il suo utensile preferito, ha avuto ragione di molti tra loro. L’epoca in cui viviamo non ha tempo né risorse sufficienti per permettersi le perfezioni straordinarie che solo l’artigiano sa inventare. Quando questo scompare non lascia manuali o libri di testo. Oggi gli artigiani sono i più intelligenti, i più capaci e fantasiosi fra i creatori di oggetti e l’artigianato ha occupato buona parte del territorio che un tempo apparteneva all’arte. Ciò che è stato perduto in quantità è stato guadagnato in qualità. E la qualità può essere apprezzata nella mostra ARTIGIANATO E PALAZZO nelle limonaie del giardino Corsini: un’occasione rara per scoprire l’evoluzione di tante arti antiche, non scomparse, ma anzi proiettate verso il mondo e il futuro.

Antonio Zanardi Landi

Segretario Generale Istituto Universitario Europeo

 

 

 

Quando nel ’95 abbiamo deciso di fare una rassegna di artigiani nel nostro giardino sul Prato a Firenze avevo in cuore sperato nella possibilità di ripeterla ogni anno e mi auguravo che questo sforzo fosse veramente utile agli artigiani e che potesse dar loro quel consenso e quell’appoggio così necessari per il mantenimento delle botteghe e dei laboratori.

Sono fiera oggi di constatare che il loro entusiasmo, le loro idee, i loro consigli ci hanno permesso di organizzare questa seconda edizione e sono soprattutto onorata di poter dare così agli artigiani il mio sostegno, presentandoli in una magnifica cornice come merita la loro tradizione e la loro cultura.

Al grande artigiano del cuoio Gucci, che anche quest’anno è al nostro fianco, abbiamo voluto dedicare uno spazio speciale, in cui poter mostrare come ancora oggi gli artigiani svolgano all’interno dell’azienda un ruolo insostituibile.

Voglio ringraziare per il sostegno che ci hanno offerto Gerardo Mombelli, Alberto Clò, Vannino Chiti, Mario Primicerio, Guido Clemente, l’Associazione Amici dei Musei, l’Associazione Culturale Città Nascosta insieme al nostro insostituibile elettricista Ivo Santi.

Giorgiana Corsini

 

 

Di fronte ad un appuntamento come quello che vede lo splendido giardino di Palazzo Corsini sul Prato protagonista della II edizione di ARTIGIANATO E PALAZZO botteghe artigiane e loro committenze, la Regione Toscana non poteva davvero tirarsi indietro. Non è un caso, infatti, che l’idea di una rassegna delle più importanti botteghe artigiane d’Italia nasca proprio a Firenze, capoluogo della regione più “artigiana” d’Italia. Sì, perché con le sue 106mila imprese e quasi 300mila addetti, con un fatturato annuo che sfiora i 15mila miliardi, la Toscana è senza dubbio la regione in cui il prodotto artigiano incide maggiormente sul complessivo prodotto interno lordo regionale. Le attenzioni del governo regionale nei confronti di questo settore portante della nostra economia si sono, negli anni, moltiplicate. In accordo con le organizzazioni della categoria, la Regione ha varato numerosi provvedimenti a sostegno delle imprese artigiane. Fra questi uno strumento specifico per il finanziamento delle imprese, l’”Artgiancredito”. Un provvedimento ad hoc è stato vararo per la tutela del prodotto artistico di qualità, una delle priorità nella politica regionale per l’artigianato. Difendere e far conoscere le botteghe tradizionali significa contribuire a non disperdere un patrimonio culturale di inestimabile valore. Questa edizione di Artigianato e Palazzo non poteva essere più in sintonia con questi obiettivi. Ma un altro dei meriti dell’iniziativa è quello di mettere in luce il valore storico e sociale dell’artigianato. Cosa sarebbero i nostri centri storici senza la presenza delle botteghe artigiane? E cosa sarebbero le botteghe artigiane senza la storia ed i particolari rapporti intessuti nel tempo con i committenti delle nostre città? Proprio per favorire la presenza delle lavorazioni tradizionali all’interno dei centri storici, la Regione ha in programma una serie di iniziative, alcune delle quali fanno leva anche sullo strumento urbanistico. Il tutto senza trascurare le esigenze, che la manifestazione ha il merito di evidenziare, di modernizzazione del settore, in particolare sui fronti della formazione professionale, dei servizi e della promozione.

Michele Ventura

Assessore alle Attività Produttive della Regione Toscana

 

 

Per la II edizione di ARTIGIANATO E PALAZZO

La I edizione di ARTIGIANATO E PALAZZO ha riunito, nello splendido Giardino di Palazzo Corsini sul Prato a Firenze, nel giugno del 1995, ben 57 tra i più straordinari e capaci artigiani italiani e si è conclusa con grande successo di pubblico e stampa, richiamando nei due soli giorni di mostra più di 5.000 visitatori da ogni parte d’Italia. Oltre all’importante contributo culturale e divulgativo in sé, la Mostra ha stimolato un momento di approfondimento sulle “arti minori”, con l’intento di avvicinarle sempre più alla nostra quotidianità, distaccandosi così dai tradizionali canoni delle altre Mostre – Mercato.

Anche per questa II edizione partiamo dall’idea che nel manufatto artigianale la creazione non abbia mai fine ed ogni lavoro non sia mai uguale ad un altro. E proprio parlando di “manufatto” (dal latino “ex manu facere”: fare con le mani), gli espositori di ARTIGIANATO E PALAZZO sono ancora una volta chiamati a gran voce a dimostrare dal vivo le varie tecniche di lavorazione nelle quali eccellono.

La Mostra ARTIGIANATO E PALAZZO è nata principalmente dall’idea di rivalutare e reinquadrare ai giorni nostri la figura dell’artigiano e del suo lavoro, considerandolo alta espressione di qualità e di tecnica, legato sì alla committenza, ma insistendo sull’idea di un artigianato per sua natura “moderno”, senza con questo dimenticare l’elemento fondamentale della tradizione. Si è desiderato inoltre sottolineare la forte rilevanza sociale dell’artigiano di un tempo la cui bottega prosperava spesso attorno al Palazzo, inteso come “vetrina” e luogo di sperimentazione, nel continuo scambio con la committenza di ogni censo.

Un doveroso grazie va ad Alessandro Grassi ed a Deborah Cioppi che hanno curato con passione l’Ufficio Stampa, alle signore dell’Amministrazione Cesarina Bigalli, Manola Chemeri, Fiorella Fanfani ed Elmira Gorini che con Giuseppe, Maurizio e Romeo ci hanno seguiti con gentilezza e pazienza, a Sandra Castelletti ed Alessandro Nesti per l’aiuto offertoci nell’organizzare l’allestimento.

Neri Torrigiani ed Olivella Pianetti della Stufa

 

 

 

La pelle, il cuoio ed il bamboo nella tradizione artigiana di Gucci

In una delle suggestive Limonaie del Giardino di Palazzo Corsini sul Prato, sede della II edizione della Mostra ARTIGIANATO E PALAZZO, siamo stati invitati a mostrare come, all’interno di una grande azienda come Gucci, ancora oggi convivano tradizione artigiana e “modernità”.

In esclusiva per i visitatori della mostra verrà quindi ricostruito un vero e proprio laboratorio, all’interno del quale gli abili artigiani fiorentini di Gucci, realizzeranno “dal vivo” per la prima volta la mitica borsa Bamboo visualizzandone tutte le fasi di lavorazione.

Sarà così possibile ammirare la peculiarità dei trattamenti speciali del pellame e la perizia nel taglio manuale, l’abbinamento delle pelli e la realizzazione finale del prodotto, oltre al trattamento ed alla piegatura del Bamboo che, dopo un processo particolarissimo di essiccazione e laccatura, si trasforma nel caratteristico manico.

Gucci, che per la seconda volta ha scelto di sostenere questa originale iniziativa, vuole sottolineare di sapere unire, con maestria, la qualità di stampo artigianale ad uno stile moderno enfatizzando l’indispensabile lavoro dei maestri artigiani, riconfermando anche quelle caratteristiche di qualità ed originalità che hanno reso l’artigianato italiano famoso ed apprezzato in tutto il mondo.

Domenico De Sole

Presidente ed Amministratore Delegato di Gucci